Consapevolezza e prevenzione per le donne che corrono o camminano da sole
Correre, camminare e allenarsi all’aria aperta sono attività che contribuiscono al nostro benessere fisico e mentale.
Ma quanto siamo realmente consapevoli di ciò che ci circonda?
Durante la nostra diretta, insieme a Monica Angelini, Istruttrice di difesa personale femminile, ideatrice di RE-AGISCO,
abbiamo affrontato un argomento importante: la sicurezza delle donne che praticano attività fisica da sole.
Un incontro ricco di consigli pratici, riflessioni e suggerimenti per imparare a riconoscere potenziali situazioni di rischio e affrontarle con maggiore consapevolezza.
Il messaggio principale è stato chiaro:
La prevenzione inizia dall’attenzione, non dalla paura.
1. La consapevolezza è la prima forma di prevenzione
Spesso percorriamo le stesse strade, attraversiamo gli stessi parchi e seguiamo le nostre abitudini senza prestare particolare attenzione all’ambiente.
Ecco alcuni semplici accorgimenti:
- Cuffie e musica: evitare di isolarsi completamente dai rumori esterni. Se si ascolta musica, mantenere un volume basso o utilizzare un solo auricolare, dove consentito e appropriato.
- Osservare l’ambiente: anche un percorso conosciuto merita attenzione. Valutare illuminazione, visibilità e presenza di altre persone.
- Scegliere percorsi frequentati: soprattutto nelle ore serali o quando c’è poca luce.
- Condividere il proprio itinerario: comunicare a una persona di fiducia dove si intende andare e l’orario previsto di rientro.
- Ascoltare le proprie sensazioni: se qualcosa o qualcuno crea disagio, è opportuno allontanarsi e raggiungere un luogo sicuro e frequentato, evitando di dirigersi direttamente verso la propria abitazione se si teme di essere seguite.
Essere attente non significa vivere nella paura, ma allenare la propria capacità di osservazione.
2. Gli strumenti di sicurezza: utili, ma con alcuni limiti
Durante l’incontro abbiamo parlato anche di strumenti che possono rappresentare un supporto in determinate situazioni.
Spray al peperoncino
Può essere uno strumento di difesa, purché conforme alla normativa vigente e utilizzato correttamente.
È importante conoscerne il funzionamento, la portata e i limiti.
Le condizioni ambientali, come il vento, possono comprometterne l’efficacia e comportare rischi anche per chi lo utilizza.
Per familiarizzare con il dispositivo è preferibile ricorrere a strumenti di addestramento inerti e a indicazioni di personale qualificato.
Telefono e applicazioni di sicurezza
Impostare i contatti di emergenza e conoscere le modalità per chiamare rapidamente il 112 può essere molto utile.
Anche le applicazioni per condividere la posizione possono offrire un supporto, ricordando però che non garantiscono un intervento immediato.
Fischietti e allarmi personali
Possono attirare l’attenzione delle persone vicine e, in alcune circostanze, scoraggiare un potenziale aggressore.
Non rappresentano però una garanzia di protezione.
Attenzione ai falsi miti!
Tenere le chiavi tra le dita o utilizzare oggetti improvvisati come strumenti di difesa può essere inefficace e persino pericoloso.
La sicurezza non dovrebbe basarsi su soluzioni improvvisate.
3. Come reagisce il nostro cervello davanti a un pericolo?
Un altro argomento interessante è stato quello delle reazioni psicologiche in una situazione di forte stress o minaccia.
Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo.
Tra le possibili risposte troviamo:
- Fight: affrontare la minaccia.
- Flight: cercare di fuggire.
- Freeze: rimanere momentaneamente bloccate.
- Fawn: cercare di assecondare la persona minacciosa per ridurre il pericolo.
Queste reazioni coinvolgono meccanismi automatici del sistema nervoso, nei quali interviene anche l’amigdala.
Il blocco, in particolare, non è una scelta volontaria e non deve essere interpretato come una mancanza di coraggio.
Un percorso di formazione e addestramento, condotto da professionisti qualificati, può aiutare a riconoscere le situazioni di rischio, gestire meglio lo stress e acquisire strategie di protezione.
Non può però garantire una determinata reazione in ogni circostanza.
4. La sicurezza si può allenare?
Proprio come alleniamo il corpo attraverso il movimento, possiamo sviluppare maggiore attenzione, capacità di osservazione e consapevolezza.
L’obiettivo non è imparare a combattere a ogni costo, ma riconoscere i segnali di rischio, prevenire le situazioni pericolose e sapere quando allontanarsi o chiedere aiuto.
La sicurezza è un insieme di conoscenze, comportamenti e scelte consapevoli.
5. Il prossimo appuntamento
Martedì 3 novembre proseguiremo questo percorso con un nuovo incontro dedicato al tema:
“La miglior arma di difesa è la consapevolezza”.
Approfondiremo i codici dell’attenzione, attraverso il cosiddetto semaforo mentale, e parleremo di un esercizio di autovalutazione della propria attenzione ispirato a modelli utilizzati nell’ambito della sicurezza.
Un’occasione per comprendere meglio come osserviamo ciò che ci circonda e come possiamo migliorare la nostra capacità di prevenzione.
Per domande e approfondimenti, Monica è disponibile anche attraverso il suo profilo Instagram.
È inoltre possibile valutare l’organizzazione di corsi di difesa personale in diverse città, con gruppi di almeno 10 donne.
Un pensiero finale
Non dobbiamo rinunciare alla libertà di correre, camminare o allenarci da sole.
Dobbiamo invece poterlo fare con maggiore consapevolezza, senza sottovalutare i rischi e senza lasciare che la paura limiti il nostro benessere.
Perché prendersi cura di sé significa anche imparare a proteggersi.
Movimento, consapevolezza e prevenzione: tre alleati del nostro benessere.
Anche un percorso conosciuto merita attenzione.
Valutare illuminazione, visibilità e presenza di altre persone.
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