Un’esperienza olimpica che porterò nel cuore

Ci sono esperienze che non si possono raccontare fino in fondo.
Si possono descrivere, certo. Ma l’emozione vera… quella rimane dentro.

Per 10 giorni ho avuto la fortuna di far parte dell’organizzazione delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, lavorando come driver. Il mio compito era accompagnare organizzatori e delegazioni, muovendomi tra aeroporti, città e luoghi dell’evento.

Un ruolo dietro le quinte, lontano dagli impianti sportivi e dalle gare.
Ma comunque dentro l’energia di qualcosa di grande.

Ogni giorno significava incontrare persone diverse, accogliere chi arrivava da lontano, accompagnare chi stava contribuendo a rendere possibile uno degli eventi sportivi più importanti del mondo.

Poi, quando meno te lo aspetti, succede qualcosa.

Un piccolo incidente al dito mignolo della mano destra.
All’inizio sembrava davvero nulla, uno di quei fastidi a cui non dai peso. Invece si è rivelato più serio del previsto e ha interrotto la mia esperienza prima del tempo, lasciandomi anche un danno permanente.

Non è stato facile accettarlo.

Per fortuna sono comunque riuscita a vivere qualche altro giorno all’aeroporto di Venezia nelle Paralimpiadi, continuando ad accogliere e accompagnare chi arrivava o ripartiva. Anche in quei momenti ho sentito di essere ancora parte di quella grande squadra.

Perché la cosa più bella che mi porto da questa esperienza è proprio questa: il senso di squadra.

Tra volontari si crea qualcosa di speciale.
La divisa, i colori, lo stesso entusiasmo. Persone che non si conoscevano e che in pochi giorni diventano parte dello stesso viaggio.

Ho conosciuto persone straordinarie, ognuna con la propria storia ma unite dalla voglia di contribuire a qualcosa di unico.

Le gare?
Quelle le ho vissute soprattutto attraverso la televisione.

Io ero nella parte “esterna” dell’evento, quella dell’organizzazione, dei trasporti, dell’accoglienza.

Eppure mi sono sempre sentita parte del Team.

Porterò questa esperienza nel cuore.
E spero davvero che non sia l’ultima, perché ci sono momenti della vita che non si possono spiegare fino in fondo.

Si possono solo vivere.

E sì… mi rimarrà anche un piccolo ricordo al dito, giusto per non dimenticare.